Cronaca di una vita inquieta.

   Ma anche no.

 


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A me mi piace

La stanza dei bottoni

 

A me mi.

J'emmène au creux de mon ombre...

È che a me il vento piace.
Mi piace quando porta con sé odori e voci lontane.
Mi piace quando mi scompiglia i capelli alla Shirley Temple, il mio nuovo tormentone. Da riccioli selvatici a boccoli d'oro. E fra poco saranno alla Bettie Page, compostamente mossi. Col cerchietto nero, di raso, con piume e nastrini. Un tocco burlesque che ci piace. Unito al tocco sanguigno di delicati guanti di pelle. Con quel nonsoche di fètisc...
Mi piace quando fa lacrimare gli occhi, contornati da kajal nero.
Mi piace, quando soffia forte, allargare le braccia e mettermi con le spalle controvento.
Mi piace trovare davanti casa, foglie di alberi che non riesco - però - a scorgere nei dintorni. Si abbandonano e si lasciano trasportare.
Mi piacerebbe essere foglia. Incerta, ma libera, svolazzante. Leggera.


On air, già sentita e risentita:
Le vent nous porterà - Noir Désir

Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - martedì, 22 dicembre 2009, alle ore 17:19
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Per Te.



Dove sei? Se esisti, dimmi dove sei...

Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - venerdì, 18 dicembre 2009, alle ore 19:21
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Il Natale è vicino. Ahimé.

Ma si può aver voglia di bestemmiare in aramaico, al contrario e vomitando roba verde, proprio mentre si prepara il presepe?
Sì, si può, ve lo dico io.

Ore 8.
Papino, mi prendi il muschio? Quello che mi avevi detto, bellissimo, alto, soffice verde...
Sì, poi vado.

Ore 13
Pa', il muschio?
Sì, sì... ecco.

Ore 15
Pa'...
Ma che vuoi, sto lavorando...

Mi sono sporcata di fango fino alle ginocchia per un muschio bruttissimo, basso, pieno di foglie secche. Sotto una pioggia torrenziale. Al freddo e al gelo, per restare in tema.

Mamma, vieni che vediamo come mettere le lucine!
Io direi di metterle in basso, magari in mezzo al muschio bellissimo, grazie a papà.
Mh, non lo so. Mettile in alto.

Mettile. In. Alto. Cioè fatti contorsionista ché noi il presepe lo si fa dentro un mobile.

Prova 1
Luci nascoste nel bordino del mobile.
Ma', spegni un po', vediamo.
Mh... mh... No.

Prova 2
Luci dietro la stella cometa.
Mh. Mh. Mh. Ma così non si vede per niente il Bambinello.

Prova 3
Luci messe un po' a caso. Ché non si sa mai...
Ma no! Si vede il filo!

Dopo altri 3 o 4 tentativi:
Ma prova a metterle in basso.
Dove?
Giù, in basso, in mezzo al muschio!
Mamma, ma esattamente come ti avevo detto mezzora fa circa?
Sì, sì... quante storie. Prova!
...
Ah! Perfetto! Visto?!

Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - sabato, 12 dicembre 2009, alle ore 18:36
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Quando.

...e quando la tua mente prende il volo
ti accorgi che sei rimasto solo...


Quando invento in cucina, ascolto queste qui. Per forza, voglio dire. Sopratutto quando l'aroma del cacao dei miei biscotti piccanti, riempie tutta la casa. Mi piace sentire che qualche granello di sale scricchioli sotto i denti, quindi per farli, uso solo sale grosso. Possibilmente integrale.

Quando ho voglia di sentire il mio corpo farsi languido, liquido, Lei. Sentire le vibrazioni risalire lungo tutto il corpo...

Quando non voglio alzarmi dal letto e restare sotto il piumone, Loro. Per strecciarmi dal groviglio che creo di notte, ho bisogno di tempo. Diverso tempo.

Quando ho bisogno di iniziare bene la giornata, Lei.

Quando voglio torturarmi un po', facendo tanti piccoli salti indietro, nella vita vissuta negli ultmi due o tre anni, loro.

Quando c'è un attimo di tempo per farlo, Lui. Una qualsiasi, ma stanotte è da questa qui. Lui l'ho anche sognato tempo fa.

Quando ho voglia di un abbraccio, caldo. Sincero. Lui.


Basta, per ora.
 
Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - domenica, 06 dicembre 2009, alle ore 02:03
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Moi.

"Non avevo bisogno di sapere se lui poteva amarmi. Dovevo sapere se poteva aver bisogno di me."
(Molto forte, incredibilmente vicino - Jonathan Safran Foer)

Vivo di ossessioni. Mi fisso. Su persone, oggetti, azioni.
Ingurgito il più possibile ed in tempi brevissimi. Rapidamente et avidamente.
Fino ad esplodere. E a far esplodere.

Persone.
Costruisco, immagino, presumo e desumo. Ancora e ancora. Leggo, rileggo, ripenso. Rifletto. Esamino. Sempre, in continuazione. Mi interrogo. E interrogo.

Oggetti.
Ho i miei feticci. Pochi, ma fondamentali. Li prendo, li tocco, li annuso. Li osservo. A volte li coinvolgo nei miei andirivieni emozionali. Cosa che difficilmente faccio con le persone. E sarebbe la cosa più normale, ma.

Azioni.
Quando imparo una cosa nuova la ripeto all'infinito. Ancora. Di nuovo. Quando l'ho fatta mia, la metto da parte.


Ho sempre bisogno di cose nuove. Per tener impegnata la mente...


On air:
Ché non li ascoltavo da troppo...

 
 

Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - giovedì, 03 dicembre 2009, alle ore 18:14
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C.v.d. - Come volevasi dimostrare.

Volevo dire che, c.v.d., sono sempre meno credibile. Vado ad editare il post precedente. Ho bisogno del mio alter ego virtuale.
Volevo dire che probabilmente farò delle modifiche al blog. E volevo dire anche che ne avevo aperto un altro ma questo mi mancava troppo.
Volevo dire che ho iniziato a tagliare i rami secchi e prima che arrivi l'inverno spero di aver finito. Mi piace questa nuova forza.
Volevo dire che in poco più di dieci giorni dalla scarcerazione ho collezionato un monte di figure barbine ché per il 2010 sono coperta. Mi sono portata avanti con il lavoro. Mi ero dimenticata di come si vive in mezzo a esseri umani di cui puoi sentire l'odore, il calore.
Volevo dire che sbagliare autobus perché impegnati un'avvincente conversazione telefonica - con mammà, sul prezzo della lattuga - e il giorno dopo aspettare lo stesso autobus, nel viaggio di ritorno, scoprendo che a quell'ora e nell'ora successiva l'autobus non c'è e che quindi l'orario preso in agenzia è sbagliato, ha il prezzo di una quasi bronchite.
Volevo dire che inizia a piacermi il fatto che sono nata il 31.12. Risulta utile quando si parla di età e tempi massimi per fare qualcosa. A me va di culo sempre o quasi.
Volevo dire che non riesco ad accedere ad ebay per dei casini con la pw. Rischio di perdermi un'asta importantissima. Chi può vivere senza un libro di knitting, per di più in inglese?! E che mi costa un pozzo di soldi di spedizione ché è in America!?
Volevo dire che voglio il teletrasporto ché sono stufa di viaggiare in treno. Anche se capita di assistere a conversazioni esilaranti! (un esempio datato qui)
Volevo dire, ma le mosche non dovrebbero essere già tutte morte il 27 novembre?
Volevo dire che la maggiorana fresca non ha nessun sapore. E che non posso più vivere senza cardamomo.

Volevo dire che è ora di cucinare.






Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - venerdì, 27 novembre 2009, alle ore 13:00
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Nothing else matters.

On air:
Sorridendo con la bocca, con gli occhi e con la mente...



Perché sì. Le cose succedono. C'è chi dice che accadono perché già scritte da qualcuno e da qualche parte, chi invece sostiene che siamo noi a far sì che accadano.

Io so che qualcosa è successo. Nulla di trascendentale, eh. Ma qualcosa, nella mia mente, è scattato. Una molla. Per caso. O forse no, visto che erano un paio d'anni che provavo a caricare questa fottuta molla. Periodi bui. Ma cupi per davvero. Che se non fossi stata abituata a non aver paura del buio, sarei morta.
Giorni di profonda crisi, di lacrime improvvise, di umore funebre. Mesi di apatia, di uscite negate, di isolamento, a cercare una solitudine ancor più profonda. Ho allontanato tutto e tutti. I pochi che sono rimasti vicino, ho scelto io se, come e perché sentirli. E si contano sulle dita di una mano. Monca.
Mesi di depressione. Giorni nei quali non ho vissuto. Non ho amato, nulla e nessuno. Giorni nei quali mi sono rifugiata nel mi guscio, senza voler vedere nessuno. Giorni nei quali non mi sono alzata dal letto. Giorni nei quali non mi sono lavata. Giorni in cui non ho aperto neanche la finestra per non vedere la vita che - fuori - continuava ad andare avanti.
Giorni di scelte difficili, impossibili. Di rinunce. Di richieste d'aiuto velate. Negate.
E poi la paura di una situazione troppo difficile daaffrontare, oltre le mie possibilità.

E poi.

Poi boh. Non lo so. Si sarà ristabilito un equilibrio chimico, organico nel mio corpo. Non lo so, cosa, come e perché, mi sono trascinata fuori dal letto, prima. Dalla stanza poi. Mi sono lavata, vestita, truccata anche e sono tornata lì, dove ormai due anni fa, avevo lasciato delle cose a metà. Ho fatto dei piccoli aggiustamenti, ho ripreso la mira e ora aspetto di sparare e colpire il bersaglio.
Ci sono cose che tornano alla mente e fanno soffrire, ma va bene così. Prima o poi, sistemerò anche quelle.
Ci sono cose che, cazzo, è una sorta di ritorno al futuro. Ci sono cose che era davvero un peccato mollare.
Certo, questi due anni non me li rende nessuno. Sono passati. Andati. Ho perso tempo, se vogliamo, ma ho imparato molto. Tanto. Prima di tutto a conoscere me stessa. I miei limiti. E la mia forza. Perché qualcuno di voi aveva ragione, io sono forte.

È tempo di andare.

Ringrazio chi mi ha fatto compagnia in questi anni, chi mi ha criticato, chi mi ha fatto incazzare, chi ho amato e chi ho odiato. Chi ha condiviso con me qualcosa più di un messaggio privato. E ringrazio anche chi ha fatto solo quello. Chi mi ha commentato pubblicamente, chi lo ha fatto privatamente per non compromettere il suo status di playboy. Chi lo ha fatto in maniera anonima. Chi non lo ha fatto.

Mando sentitamente affanculo, ma senza rancore alcuno, chi mi ha fatto soffrire e mi ha fatto del male. Giusto per precisare una cosa: sono io che ve l'ho permesso, sono io che ho cercato persone come voi per farmi spingere giù, in fondo, nella merda. Per sentire tutto il dolore del mondo premere sul mio torace. Per poi risorgere a nuova vita. Sapevatelo. Io non sono come voi, forse sono peggio, ma di certo sono qualcosa di diverso.

Mi sembra di essere felice. O qualcosa del genere.

Tornerò forse, ma forse anche no.
Per il momento ho troppi libri da leggere, troppa musica da ascoltare, troppe persone da conoscere, troppi luoghi da visitare e troppe cose da fotografare.


Stronzamente vostra,
Manuela.
 

...
Forever trust in who we are
And nothing else matters
...


Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - sabato, 14 novembre 2009, alle ore 13:23
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Soldati. Uomini.


Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie.
G.Ungaretti

 

On air, ma solo dopo aver riflettuto abbastanza sui versi.
Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - sabato, 07 novembre 2009, alle ore 10:05
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Credere o non credere, questo è il problema.

Avvertenze:
Post profondamente confuso e sconclusionato. Dato da carenza di serotonina e melatonina. Asternersi commenti del cazzo.


In genere tendo a non credere e a non avere fede. Adoro però, le storie che mi raccontano circa esorcismi. legature, malocchio. E pare anche che qualcuno mi abbia fatto una legatura. Pare. E quando un prete esorcista me lo ha detto, naturalmente me la son fatta sotto. Credo anche di aver pianto. E poi ogni volta che mi trovo - con altre persone - di fronte a preti, in particolar modo esorcisti, questi ignorano gli altri, tutti gli altri e si rivolgono a me dicendomi che ho bisogno di "aiuto".
Bon.
Io non so se scherzarci e liquidare il tutto con una grassa risata, oppure approfondire il discorso.
Credo fermamente in questa sorte di effetto placebo. Oh sì, adoro sentirmi meglio anche solo per un attimo, credendo che il periodo di merda che sto attraversando sia frutto solo di una legatura.
Però. C'è un però. Ché poi, bisogna vedere se si crede nei segni, nelle coincidenze.
Una persona che conosco, nata con gravi malformazioni dovrebbe essere il frutto di un voto fatto da una donna tradita. Ma potrebbe essere solo una coincidenza. Una goccia d'olio che rimbalza su dell'acqua, si divide in due e poi si scioglie dovrebbe essere il malocchio che si scioglie.
Mi è stato detto di correre immediatamente ai ripari.
Esorcismi e psicosi. Malattie mentali e carenze organiche. Chimica. Biologia.

Potrebbe essere tutto vero. E tutto potrebbe essere il contrario di tutto.
O no?

P.S.
Se dovesse essere una fattura a morte, l'aliquota dell'IVA sarà al 20% o al 4%?
 

 
Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - giovedì, 29 ottobre 2009, alle ore 15:03
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Trenta giorni di prognosi. Se tutto va bene.


On air:

E sono in fase Iperico. Dopo la fase fiori di Bach plus ansiolitico blando. Spero serva a qualcosa, ma. Non vorrei dover fare di nuovo amicizia con i miei amici psicofarmaci.
L'iperico dovrebbe avere effetti rilassanti, oltre agli altri, ma io mi sento - in questo momento - accelerata. Il mio cervello corre. Corre fortissimo e non riesco a farlo rallentare. Sono stanca però. Fisicamente stanca, ma non riesco a dormire. Non so perché sto qui a stilare questa sorta di bollettino di guerra. Una guerra lunga anni, ormai. Ogni tanto firmo armistizi con me stessa, ma poi c'è sempre qualche parte di me che dichiara di nuovo guerra. È come se ogni volta collassasse una parte. Si aprono sempre nuove falle. E io non ho più dita per tentare di chiudere i buchi.
E adesso è rabbia. È delusione. È angoscia. È ansia. È tutto e niente.
Una grossa, unica, difficilmente stimabile mancanza. Sul quale si accumulano tensioni derivanti da elementi poco gradevoli con i quali ho a che fare.
E sono stanca - ogni volta - di ricominciare da zero. Di spiegare cose, di aprirmi.
Ho provato a farlo con l'unica persona che forse aveva il diritto di sapere, ma non ha capito quando doveva tacere e quando no, quindi se prima c'era - fra noi due - un piccolo cordolo, facilmente scavalcabile, ora c'è un muro alto almeno un paio di metri.
Asincronie.
Ho bisogno di altra leggerezza. Ho bisogno del Nulla.
Ho bisogno di Silenzio, ma non riesco a tacere. Mi riesce solo con gli altri. Sono settimane che la mia voce la sentono solo i miei familiari. Il minimo indispensabile anche.
La tengo per me. Mi preservo. O fuggo.O nulla di tutto ciò.
Silenzio.
Chiudo gli occhi per provare a dormire, ma nella testa si affollano immagini di persone, di luoghi, di cose...

E ieri ho sentito la sua mancanza. Mi sono ritrovata fra le mani uno dei suoi regali e ...
E poi ho avuto un fremito leggendo fra la posta in arrivo una mail che sembrava essere sua. Sembrava, appunto. Eppure son passati anni. Come in tutto quello che mi riguarda, c'è qualcoda di irrisolto.

 
Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - lunedì, 12 ottobre 2009, alle ore 03:17
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La professionalità non è acqua.

Erboristeria 1

Majika: "Salve!"
Doc.: "Ciao!"
M.: "Senta, ha la quinoa soffiata?"
Doc.: "Aspetta... fammi controllare..."

Giuoia et gaudio! Non ci credo... forse l'ho trovata al primo colpo!

Doc.: "Oh no! Non c'è..."
M.: "Argh. Volendo farla arrivare?"
Doc.: "Eh... difficile..."
M.: "Oh no... Vabbè..."
Doc.: "Però se ti interessa ho il miglio soffiato!"
M.: "Mh, vabbè dai... non è la quinoa..."
Doc.: "Eh, ma sai cosa? È che ci sono pochissime richieste e le ditte non spediscono piccoli quantitativi e ..."

Pago. Caro.

M. "Sì, lo so... cioè, lo immagino. Le dico in tutta sincerità che ho provato a cercarla anche su internet, ma o ci sono confezioni da 10 kg oppure mi costa un'infinità la spedizione."
Doc.: "Eh, ma gli alimentari non conviene comprarli su internet... Comunque, dicevo... noi qui abbiamo poco spazio e prendiamo pochi prodotti, quelli più richiesti... ad esempio... c'è questa frutta spalmabile all'arancia e zenzero."

Ovviamente biologicissima. E, di conseguenza, costosissima - rispetto alla media.

M.: "Sì, la prendo."
Doc.: "E poi abbiamo anche i fiocchi di amaranto..."
M.: "Mh, mi dia anche quelli. E la farina di carrube ce l'ha?"
Doc.: "No, dovrei provare a chiederla in ditta... Mh, di addensanti non ne ho... Però ho questi fiocch'..."
M.: "No! Per favore! Non dica più nulla! Le svuoto il negozio!"

La Doc ride. Io mi sveno e pago.


Erboristeria 2

M.: "Salve!"
E.: "'sera..."
M.: "Scusi, ha per caso la quinoa soffiata?"
E.: "Chinoà..."
M.: "Quinoa, sì... una sorta di germoglietti. Però soffiati."
E.: "Mh, pensavo a dove potrebbe essere..."
M.: "Bene..."
E.: "No, ho solo la chinoà normale. La soffi tu?"
M.: "..."


Erboristeria 3

M.: "Buonasera!"
E.: "Buonasera a lei."
M.: "Quinoa soffiata?"
E.: "Chi...???"
M.: "Qui-no-a. Soffiata anche."
E.: "..."
M.: " Sì... qui-no-a."
E. scuota la testa perplesso. E poi: "Chinoooaaa... Mh."
M.: "Già."
E.: "No. Non so cos'è Ehm.. No, mi spiace. Non l'abbiamo."


Erboristeria 4

M.: "Salve! Ha la quinoa soffiata?"
E.: "No. Ma non credo esista."
M.: "Beh, senta... Ad esistere esiste. Se lei non la conosce e/o non ce l'ha non significa che non esiste, sa?"
E.: "Aspetti che controllo sul catalogo..."

Sfoglia alla C.

M.: "Quinoa. Con la Q."
E.: "..."
M.: "..."
E.: "Eccola. Fiocchi di quinoa."
M.: "No, soffiata. Non in fiocchi."
E.: "Non è la stessa cosa?"
M.: "Direi di no, ma lei faccia come crede."


Mi tocca spendere 100 euro e riempire la casa con 5 kg di quinoa soffiata.
 ...


Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - giovedì, 08 ottobre 2009, alle ore 17:34
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